- Dai, è un anno che te lo chiedo, forse anche di più! Hai ragione lo so, hai ragione tu, è una follia, un salto nel vuoto senza paracadute, una prova di incoscienza… Ma non mi importa. Non mi importa della casa piccola, della macchina stressa, del lavoro precario… Non mi importa di chi pensa che non ce la faremo, figurati, ce l’abbiamo fatta quando tu facevi i turni di notte e io mi ritrovavo qui da sola con due bambini piccoli, ora che sono cresciuti sarà una passeggiata. Che poi sei tu che mi hai insegnato queste cose, io ero quella che si preoccupava di tutto, tu mi hai sempre detto di stare tranquilla che una soluzione di trova a tutto! Quindi la troveremo, no? Allora, eh, allora? Dai, lo facciamo?
- Va bene.
- ‘Va bene’ cosa?
- Facciamo il terzo figlio.
- O mio Dio.
- Non sei contenta?
- Sì, ma… E la casa piccola, la macchina stretta, il lavoro precario? E con gli altri due, non sono mica così grandi? Ce la faremo?
- Io sì, tu no.
Questa delirante conversazione avveniva durante le feste natalizie. Nonostante la casa piccola, la macchina stretta, il lavoro precario e due bambini piccoli/grandi, il salto è stato fatto: a ottobre arriverà il quinto elemento della famiglia.
Non c’è due senza tre