sabato 17 dicembre 2011

Dettagli

Ore 2 del mattino

- Oberon ho freddo.
- Sei sotto al piumone con le calze e la vestaglia
- Ho freddo
- Ti porto qualcosa?
- Una Tachipirina.
- Dovrebbe scaldarti?
- No, spero mi faccia passare il male alle ossa
- Quali?
- Tutte


Ore 4
- Oberon ho caldo.
- Certo hai preso la Tachipirina e sei sotto il piumone con calze e vestaglia
- Le calze le ho tolte, la vestaglia non riesco perché il birillo mi dorme spalmato addosso
- Ti aiuto?
- Piuttosto che muovermi preferisco morire.
- Ok, avvisami se cambi idea prima di morire

Ore 7
- Oberon sto male
- Cos'hai?
- Male ovunque. Sento la sabbia nelle caviglie, i polsi mi fanno così male che sollevo il birillo con gli avanbracci, e ho una fitta alla falange media del mignolo della mano sinistra, cosa dolorosa ma anche curiosa
- Ok, dammi il piccolo, tu resta a letto almeno oggi.
- No, ieri sono andata alla festa dell'asilo del nano, oggi c'è quella delle elementari della patata, devo fare i regali e domani abbiamo la festa di Natale.
- Almeno prendi qualcosa di più forte della Tachipirna, tipo l'Oki.
- Non posso, sto allattando
- Quindi che vuoi fare?
- Pensavo di dormire dopo Santo Stefano e prendere l'Oki fra qualche mese
- Idea interessante, ma tu stai male oggi
- Dettagli

martedì 6 dicembre 2011

Famiglie numerose


-         Qualcuno vuole ampliare la famiglia.
-         Non ti passi neppure per l’anticamera del cervello!
-         Non sono io, anche perché un’altra gravidanza non la faccio neppure se mi pagano.
-         Certo non sono io.
-         Infatti, è tuo figlio.
-         Il birillo?
-         Il birillo ha due mesi e non parla, l'altro, quello di cinque anni.
-         Come fai a saperlo?
-         Ieri ho cambiato gli spazzolini, della primogenita e del secondo, e quest'ultimo ha decretato “Quello azzurro lo teniamo per il birillo, quello rosa per la sorellina quando nasce. Prima o poi”.
-         Prima o poi…
-         Sì, ce dobbiamo pure sbrigà.

venerdì 25 novembre 2011

Giorno del Ringraziamento

- Sai che giorno era ieri?
- Sì, il birillo compiva due mesi
- E' vero, ma era anche il Giorno del Ringraziamento
- Ah... e da quando te ne occupi?
- Da quando tua figlia ne conosce il significato
- Vedo che la cosa ti ha colpito.
- Mi ha colpito ciò per cui  ha ringraziato.
- Cos'era? Il saggio di danza? Le Winx? Barbie magia della moda?
- No, ha ringraziato per la presenza del birillo.

lunedì 3 ottobre 2011

Ansia materna

-         Titania, vieni a vedere il topino
-         Che c’è? Che ha? Che fa?
-         No, niente,. Vieni a vedere gli occhi.
-         Oddio che hanno? Li rovescia, sta male?
-         Ma che dici? Guarda, finalmente a 9 giorni tiene gli occhi ben aperti anche alla luce, senza problemi, bello tranquillo.
-         Ah, ok non potevi dirlo subito? Mi hai fatto prendere un colpo.
-         Tu ti devi rilassare…

mercoledì 28 settembre 2011

SABATO 24 SETTEMBRE

- Sono 270
- Cosa?
- I giorni di gestazione dell'essere umano. 270. Di cui 30 vanni tutti benissimo. Ora, quante possibilità ci sono di indovinare il giorno preciso?
- Tu con la nana hai indovinato.
- Sì ma era un giorno giusto, questo era sbagliato
- Dipende dai punti di vista
- Punti di vista? Ho dovuto chiamare i miei genitori all'1,30, svegliando mio fratello che 9 ore dopo si sposava, abbiamo portato i bambini dai nonni con le scarpe di vernice, tu sei arrivato in ospedale vestito come un damerino, io ne sono uscita con vestito da cerimonia, tacchi alti e scarpe dorate, il tutto firmando l'uscita contro il parere medico... e non era il giorno sbagliato?
- Sarà che tuo figlio è un po' primadonna... ha rubato persino la scena alla sposa.

Sabato 24 settembre si è sposato mio fratello. Appena scattata la mezzanotte, Samuele ha deciso di venire la mondo. Visto che siamo entrati in ospedale alla 1,40 e alle 2,30 era nato, alle 14,30 del pomeriggio, 12 ore dopo, firmavo le dimissioni anticipate e andavo con mio marito e mio figlio al ricevimento di matrimonio di mio fratello.
Probabilmente, il mio terzogenito può vincere il guinnes dei primati come più giovane invitato a un matrimonio.

venerdì 16 settembre 2011

L'incidente

- Hai spiegato tu al nano il concetto di incidente?
- Sì, lui pensava si riferisse solo alle automobili. Invece gli ho spiegato che è qualsiasi evento imprevisto che ti capita senza volere. Ti sembra che gli abbia confuso le idee?
- No no sono certo che abbia capito benissimo.
- Davvero?
- Davvero. Ha appena rovesciato mezza bottiglietta d'acqua nel mezzo del nostro letto, poi mi ha guardato e ha detto 'Papà, è stato un incidente'.

lunedì 22 agosto 2011

Programmi tv 2 - al maschile

-         La tv mentre si mangia è poca educativa
-         Hai perfettamente ragione ma… da dove ti viene una frase simile?
-         Come da dove mi viene? Me lo dici sempre che ci dobbiamo interrogare sull’educazione dei figli, che non devo fare la madre che istruiscee e basta, che dobbiamo offrire stimoli diversi. Ecco, io penso sia il caso di spegnere la televisione mentre si mangia. Certamente lascerebbe più spazio a noi, ai bambini, potremmo chiacchierare… e se per una sera vogliamo tenerla accesa, l’importante è anche decidere cosa si guarda. Vediamo se c’è qualche programma educativo, magari su qualche canale del satellitare. Oppure scegliamo noi un dvd, scarichiamo qualcosa da internet. Insomma, l’importante è non accendere a caso.
-         Titania, stai facendo un sacco di storie, solo perché faccio vedere le repliche dell'A-Team ai bambini.

venerdì 22 luglio 2011

Programmi tv 1 - al femminile

-         La tv mentre si mangia è poca educativa
-         Hai perfettamente ragione ma… da dove ti viene una frase simile?
-         Come da dove mi viene? Me lo dici sempre che ci dobbiamo interrogare sull’educazione dei figli, che non devo fare il padre che gioca e basta, che dobbiamo offrire stimoli diversi. Ecco, io penso sia il caso di spegnere la televisione mentre si mangia. Certamente lascerebbe più spazio a noi, ai bambini, potremmo chiacchierare… e se per una sera vogliamo tenerla accesa, l’importante è anche decidere cosa si guarda. Vediamo se c’è qualche programma educativo, magari su qualche canale del satellitare. Oppure scegliamo noi un dvd, scarichiamo qualcosa da internet. Insomma, l’importante è non accendere a caso.
-         Oberon, stai facendo un sacco di storie, solo perché faccio vedere le repliche di ‘Love me Licia’ ai bambini.

martedì 21 giugno 2011

2922 giorni, tutti quanti belli


-         Ma ti rendi conto?
-         Di che cosa?
-         Oggi sono 2.922 giorni.
-         Che?
-         Siamo sposati da 8 anni.
-         Lo so, non mi sono dimenticato.
-         Lo so che non ti sei dimenticato, ma sai cosa significa?
-         Che abbiamo superato il settimo anno, quello della crisi.
-         A parte quello, ti rendi conto?
-         Di nuovo: di cosa?
-         Del tempo che passa! Del fatto che abbiamo 36 anni e…
-         Io ne ho 35.
-         Ok, del fatto che io ho 36 anni e tu 35 e mezzo – e quattro giorni -, che siamo sposati da 8 anni, che stiamo pagando il mutuo, che abbiamo due figli, anzi quasi tre; dei due che già ci sono una sa leggere e per il compleanno ha voluto farsi il buco alle orecchie, l’altro da grande di lavoro vuole fare “la corsa delle macchine e la corsa delle moto”… A me sembra di essere sempre la stessa, ma qui le cose si trasformano. Secondo me, non ci rendiamo veramente conto.
-         Certo che no. Se ci rendessimo veramente conto, scapperemmo per le strade urlando in preda al panico.

Nonostante tutto, oggi sono passati 2922 giorni, tutti quanti belli.

giovedì 2 giugno 2011

Parentesi: scene di vita


Ho sempre trovato strano l’atteggiamento con cui gli uomini accolgono la notizia di un matrimonio. Non il loro, quello altrui. Di fronte a una partecipazione di nozze restano sempre perplessi, nel migliore dei casi indifferenti.
Spesso ho l’impressione che per loro sia più divertente andare a lavare la macchina la domenica mattina.
Una partecipazione di nozze viene consegnata solitamente con qualche mese di anticipo. Tre almeno, così si ha il tempo di prepararsi. E’ quindi ovvio, per noi donne, prepararsi per tempo. Per esempio, cominciando a pensare a come vestirsi.
“Ma che te frega? Tanto, è uguale”
Ecco, ‘tanto, è uguale’ è una delle frasi più spesso usate dagli uomini, almeno quelli che conosco io. ‘Tanto, è uguale’ è universale: spiega qualunque cose e mette fine a qualsiasi discussione.
“No, non è uguale. Voglio un vestito nuovo, con scarpe e borsa abbinati, e ho solo tre mesi per cercarli”
“Come ‘solo’ tre mesi, non ti sembra esagerato? Comunque, ne dobbiamo parlare proprio stasera?”
Su questo avete ragione. Parlarne un mercoledì sera di aprile non ha senso. Ma già un sabato di metà maggio affrontare il discorso non è male… ma per l’uomo, è ancora troppo presto.
Io so qual è, per lui, il momento ideale per pensare a come vestirsi. Arriva la mattina stessa del matrimonio, quando tu vestita di tutto punto, scarpe tacco 12 ai piedi, trucco da star in faccia e micro pochette inutile strapiena, chiedi con sospetto “ma tu sei pronto?”. Solo a quel punto, lui, si alza dal letto. Con un solo gesto della gamba getta indietro il lenzuolo, poi ancora a occhi chiusi si dirige verso l’armadio e lo apre. Di fronte a lui un’ardua scelta: due completi (ben due), uno verde chiaro in cotone, l’altro nero in lana. Fuori ci sono 38 gradi, ha caldo anche il sole e gli uccelli migratori stanno pensando di fare un salto in Svezia. Ma l’unico neurone sveglio in quel cervello maschile impone il suo dictat: “Fai meno fatica possibile”. Quindi, essendo la mano destra impegnata a tenere l’anta, la sinistra si alza prendendo l’ometto più vicino: quello col completo di lana.
Impossibile non reagire
“Perché quello?”
“Tanto, è uguale”
“Non è uguale, quello è in lana”
“Massì, poi tolgo la giacca”
“Metti l’altro”
“No”
“Metti l’altro”
Con un sottofondo di indistinti borbottii, il completo leggero esce dall’armadio.
No, non ho dimenticato di dire che ha rimesso via l’altro: l’altro è rimasto sul letto.
Completo alla mano, il maschio si getta in bagno per darsi una - solo apparente - aria umana. Quando esce è inutile fargli notare che non è pettinato. Solo i più ambiziosi mettono a posto la chioma, ma con le mani. I più sfacciati usano persino il gel. Si mormora di uomini capaci di adoperare un pettine, ma non si hanno prove scientifiche a riguardo.
Fatevi un favore, non chiedete spiegazioni. “Tanto, è uguale” chiarirà ogni vostra perplessità.
Dopo aver bevuto un caffè in cucina, che lui forse pensa si sia autoprodotto visto che lo ha trovato caldo sul tavolo, l’uomo è pronto a uscire. Si piazza davanti alla porta a comincia con la solita tiritera: “Sei sempre in ritardo”.
Eh certo che rispetto a te sono in ritardo! Perché penso alle cose da preparare.
Ecco le prove.
“Hai preso le chiavi della macchina?”
“No”
“La cartina per sapere la strada?”
“No”
“La partecipazione per sapere l’indirizzo?”
“No”
“I bambini?”
“I bambini?!? Ah, già, mi ero dimentic… eccoli! Ma guardate come siete belli!”
Eh certo che sono belli, li ho preparati io! Li ho svegliati, lavati, nutriti, vestiti, divisi quando hanno litigato, svestiti quando si sono sporcati con latte/cacao/pennarelli/fango (che non so neppure dove hanno trovato), li ho rivestiti e rilavati, legati e appoggiati al muro con l’imposizione di non muoversi neppure per una scossa di terremoto con magnitudo otto sulla scala Richter. Certo che sono belli!
“Ok, ora ho preso tutto. Sei pronta?”.
“Vado in bagno a darmi un’occhiata”. Inutile chiedere a lui come sto: se avessi ai piedi una scarpetta di cristallo e una espadrillas direbbe “bene”. Perché, si sa, ‘tanto, è uguale’.
“Hai preso tu il sacchetto coi golfini?”
“I golfini?”
“Sì, per me e i bambini”
“Mi hai fatto cambiare vestito e ora vuoi il golfino?”
“No, non ora. Quando farà freddo. Ho addosso poco più di un etto di seta senza neppure le spalline: un coprispalle mi serve per la chiesa, un golfino per la sera”
“Oddio, i golfini!”
Niente da fare. Esce ridendo e sta ancora ridendo quando arriviamo sul sagrato della chiesa. Anzi, ridendo lo racconta a suo fratello, che ha tolto la giacca del completo di lana che indossa (la moglie non è riuscita a intervenire per tempo) e che gli dà subito man forte.
Non capisco perché sembrano dimenticare dove viviamo. Non so voi, ma per noi milanesi, i matrimoni si festeggiano spesso nella bergamasca. E la bergamasca ha una caratteristica: non sa cosa sia l’estate. Fa finta di aver capito durante il giorno, quando il sole la prende per mano e le spiega cosa deve fare. Ma non appena l’ultimo raggio dell’astro di Apollo cala dietro la cima dei monti, la bergamasca rivendica la sua natura, scrollandosi di dosso in pochi secondi almeno otto gradi centigradi. 
Ecco, allora, concretizzarsi la mia vendetta. Accade con la complicità inconsapevole del sangue del mio sangue, che viene da a me dicendo “Abbiamo freddo”. Vendetta. perché sarà l’uomo di casa, il padre di famiglia ad andare a prendere le felpe in macchina. E si sa che, durante i matrimoni, le macchine vengono posteggiate almeno a un chilometro dal ristorante. Così lui, che non ha voluto portare il sacchetto al tavolo (“Vado a prenderlo dopo io se serve. Tanto, è uguale”) si farà quattro chilometri. Quattro, sì, non ho sbagliato a contare. E’ che la prima volta arriverà con il sacchetto sbagliato.
“Cos’è sta roba? Ma hai preso il sacchetto col telone per coprire l’auto quando grandina?”
“Tu mi hai detto ‘prendi il sacchetto’ “.
Hai ragione, è colpa mia, non sono stata abbastanza chiara. Quando ho detto “I bambini hanno freddo, per favore vai a prendere il sacchetto in macchina” dovevo specificare “il sacchetto con le felpe”.
Ok, ricominciamo. Nel bagagliaio dell’auto c’è un sacchetto di carta blu con le felpe dei tuoi figli. Guardali, sono alti circa un metro, le felpe saranno circa 40 centimetri di lunghezza. Attenzione: nel bagagliaio ci sono altri oggetti, le catene per la neve, il triangolo per gli incidenti, la confezione di cacciaviti che tuo padre ti ha prestato sei mesi fa e che gli devi ridare… tutte cose che cercheranno di farti cadere in trappola. Tu sii forte e mantieniti fisso sull’obiettivo: le felpe dei tuoi figli.
Questa volta va bene, torna col sacchetto giusto. Tira fuori le felpe e infila a sua figlia la felpa blu coi Gormiti e a suo figlio la felpa rosa con le Winx.
E se uno dei due solleverà qualche perplessità la risposta arriverà immediata.
“Tanto, è uguale”

domenica 17 aprile 2011

Non c'è due...


-         Dai, è un anno che te lo chiedo, forse anche di più! Hai ragione lo so, hai ragione tu, è una follia, un salto nel vuoto senza paracadute, una prova di incoscienza… Ma non mi importa. Non mi importa della casa piccola, della macchina stressa, del lavoro precario… Non mi importa di chi pensa che non ce la faremo, figurati, ce l’abbiamo fatta quando tu facevi i turni di notte e io mi ritrovavo qui da sola con due bambini piccoli, ora che sono cresciuti sarà una passeggiata. Che poi sei tu che mi hai insegnato queste cose, io ero quella che si preoccupava di tutto, tu mi hai sempre detto di stare tranquilla che una soluzione di trova a tutto! Quindi la troveremo, no? Allora, eh, allora? Dai, lo facciamo?
-         Va bene.
-         ‘Va bene’ cosa?
-         Facciamo il terzo figlio.
-         O mio Dio.
-         Non sei contenta?
-         Sì, ma… E la casa piccola, la macchina stretta, il lavoro precario? E con gli altri due, non sono mica così grandi? Ce la faremo?
-         Io sì, tu no.

Questa delirante conversazione avveniva durante le feste natalizie. Nonostante la casa piccola, la macchina stretta, il lavoro precario e due bambini piccoli/grandi, il salto è stato fatto: a ottobre arriverà il quinto elemento della famiglia.
Non c’è due senza tre

martedì 12 aprile 2011

Gentilezza nel mondo


-         Titania, hai gonfiato le ruote della bici?
-         Io? Ti sembra che sarei stata capace? E’ stato il ragazzo della bici stazione.
-         E’ già qualcosa che tu ti sia accorta che erano sgonfie.
-         Infatti non me ne sono accorta. Stamattina ho parcheggiato tranquilla e quando sono tornata alle 2. lui mi ha fatto notare che erano sgonfie. Pensa, mi ha detto che l’aveva già visto la mattina, e mi ha tenuto d’occhio per avvertirmi
-         E’ stato gentile
-         Gentilissimo, se è per quello. Però mi ha depresso.
-         E perché mai?
-         Ho raggiunto un’età per cui la gente mi ferma per la strada e mi offre aiuto.

giovedì 7 aprile 2011

Voglia di vacanze

 
-         E se quest’estate andassimo all’estero?
-         Dove?
-         In Spagna magari.
-         A me piacerebbe, però ai bambini non è che interessi più d tanto, loro vogliono giusto la spiaggia.
-         Sì ma possiamo provare. Magari ci prendiamo un villaggio vacanze, quello con il baby club. Certo costano, però magari…
-         Vediamo.
-         Guarda, stavo cercando in internet. Qui dicono ci sono offerte.
-         Dove?
-         Vicino a Barcellona, così possiamo anche fare un salto per visitare la città.
-         E’ una bella idea.
-         Clicco a caso su uno… Dice “Mare, sole, divertimento, questo è il villaggio che fa per te…”
-         Incoraggiante.
-         “vieni da noi, vivrai giornate meravigliose sulla spiaggia e notti indimenticabili sotto le stelle e…” emh, non credo vada bene per noi.
-         Perché?
-         Dice “assolutamente vietato over 30”
-         Over 30.
-         Dice così.
-         Ma guarda che il residence dell’anno scorso a Cattolica non era poi tanto male.

mercoledì 30 marzo 2011

Lasciamo perdere...

- Già dormono i mostri?
- Sì, stasera sono crollati subito, e non mi sembra vero: è venerdì e posso avere due ore tranquille.
- Un privilegio.
- Sì. E sai un’altra cosa? Il part-time è una gran figata.
- Lo so.
- No, non lo sai se non lo fai. Ho scoperto un altro mondo. Andare a prendere i bambini a scuola è qualcosa di eccezionale. Non pensavo potesse cambiare così tanto la qualità della vita.
- Mi fa piacere che tu sia così contenta.
- Io invece mi sento in colpa, verso di te, verso le altre mamme e persino verso anche quelli che non conosco.
- Che te frega di quelli che non conosci?
- Così, in generale. E’ assurdo lavorare ancora 40 ore a settimana, dovremmo tutti uscire prima e stare a casa nostra.
- Sono d’accordo, ma per il momento la pensiamo così io e te. Spero che prima poi accada, ma intanto goditi il momento
- Sì, è proprio un bel momento. I bimbi crescono, noi siamo tranquilli e ci possiamo anche permettere una pizza senza problemi. Non ho nulla di più da chiedere.
- Io solo due carte decenti per riuscire a vincere almeno una mano.
- Ok, visto che tu giochi al pc io mi butto a cercare un programma decente in tv.
- See, va beh, buona fortuna.
- Guarda, i Cugini di Campagna? Ti ricordi quando li abbiamo visti dal vivo?
- Mi ricordo sì, non eravamo neppure sposati. Ma com’è che sono sempre uguali? Invecchiamo solo noi.
- Al massimo invecchi tu. No, hanno già finito di cantare! Ma questo che programma è?
- Boh, c’è Carlo Conti.
- Ah, è quello legato alla lotteria Italia.

Signora, lei è fortunata, solo per aver risposto ha già vinto centomila euro!

- Eeh? Ho capito bene
- Ma, mi sembra di aver capito centomila euro… No, dai non può essere, avremo capito male, dopotutto non l’abbiamo mai visto ‘sto gioco…

Signora, complimenti! Con la busta che ha scelto ha vinto duecentocinquantamila euro

- Ma stiamo scherzando? Duecentocinquantamila euro per aver detto ‘la busta tre’?
- Perché a noi queste cose non succedono?
- Il motivo primo è che non abbiamo mai comprato un biglietto della lotteria.
- Ah, già…

Signora, complimenti. Lei ha indovinato la chiave giusta! Si porta a casa il jackpot e vince 1 milione e settecentocinquantamila euro!
- …
- …
- Com’era quella cosa della qualità della vita migliorata per il part time?
- Lascia perdere…

giovedì 24 marzo 2011

Sana alimentazione


-         Sono sempre più convinta che l’alimentazione sia basilare. Per tutti, ma per i bambini in particolare. Sono felicissima dell’iscrizione al gruppo d’acquisto. Certo è un impegno, ci sono le riunioni, i ritiri la sera, le casse da smistare, ma ne vale la pena, va tutto in salute. E anche la cucina in casa: sono contenta che, almeno a casa, abbiamo eliminato carne e pesce, pochi formaggi e uova. Polpette di verdure, hamburger di lenticchie e patate, farinata di ceci… proteine animali ridotte la minimo, che tanto abbondano nella mense a scuola o quando mangiamo al ristorante. Sono certa che sia un toccasana per la salute attuale e futura, perché in questo modo i bambini conosceranno una stile alimentare sano, in cui i prodotti confezionati e industriali sono ridotti al minimo.
-         Ok. Ma perché stai facendo questo monologo?
-         Ho bisogno di conferme, dopo che oggi sono passata in macchina con i bambini su viale Fulvio Testi.
-         E allora?
-         E allora loro hanno appiccicato il naso al finestrino e con voce sognante in coro hanno sospirato “Oh, la M di MacDonald’s!”

lunedì 28 febbraio 2011

Arte naif


-         Oberon, hai notato che c’è una novità in camera nostra?
-         Impossibile, in camera nostra non c’è spazio per nulla, figurati per una novità.
-         La fantasia di tuo figlio va oltre la banale dimensione spaziale.
-         Allora tutto è possibile. Che ha fatto?
-         Prima di cena l’ho visto cincischiare nei pressi del tuo comodino con in mano quel matitone enorme che gli hanno regalato i nonni, hai presente?
-         Sì, quella in legno blu scuro.
-         Quello. Io con materno intuito gli ho letto nel pensiero e gli ho detto ‘Per piacere, non scrivere sui muri’
-         E lui ti ha ascoltato?
-         Mettiamola cosa, diciamo che ha sentito.
-         Sicura che abbia sentito?
-         Certo, perché cinque minuti fa è arrivato con la matita priva ormai della punta e mi ha detto ‘Mamma, scusami, ma io prima non avevo capito tanto bene quello che avevi detto’
-         E quindi?
-         Quindi ora, quando vai a dormire, puoi ammirare un genuino esempio di arte moderna naif.

venerdì 25 febbraio 2011

Problema (del) medico

-         Buongiorno dottore.
-         Ciao Titania. E’ da un po’ che non ci vediamo, come va?
-         Bene, grazie. Sono qui solo per il certificato medico per la piscina.
-         Ok, siediti lì che ti provo la pressione. A casa tutto bene?
-         Sì sì grazie. Senta, già che sono qui le volevo accennare a un problema… non so se può aiutarmi.
-         Se posso volentieri. Dimmi tutto.
-         Io, praticamente da sempre, soffro di claustrofobia, a livelli più o meno alti a secondo dei periodi. Ecco, ora siamo in un periodo brutto.
-         Mi dispiace
-         Pensi che qualche mese fa siamo andati a un matrimonio a Morbegno, e io ho costretto mio marito a partire 20 minuti prima degli altri per fare il lungo lago invece delle gallerie. Vorrei evit…
-         Uh, non me ne parlare! Una volta sono andato a Lecco e al ritorno c’era coda, siamo rimasti 20 minuti sotto la galleria, quella lunga 5 chilometri… C’era mia sorella in macchina, che anche lei soffre di claustrofobia, che stava impazzendo. Non sapevo più come calmarla. Un viaggio da incubo. Non ci siamo più tornati
-         Ehm… sì, capisco… mi dispiace. Quindi, si può far qualcosa?
-         Niente
-         Niente?
-         Ma, qualcuno prova con la psicoterapia, ma è difficile. Piuttosto una calmante quando sai che devi fare un viaggio, intontisce un po’… te lo prescrivo?
-         Beh, non so, magari sì. Però non risolve il problema, perché c’è la questione degli ascensori. Ieri sono andata all’Ordine dei giornalisti, il portiere mi ha indicato l’ottavo piano poi è rimasto a guardarmi allibito mentre prendevo le scal…
-         Uh, non me ne parlare! Sono andato con la famiglia in un mobilificio. L’architetto ci porta all’ascensore, e io gli chiedo ‘ma non si ferma?’ e lui mi ha rassicurato. Invece, si è bloccato. Ha chiamato l’assistenza, ma abbiamo dovuto aspettare 40 minuti che arrivasse. C’era con noi anche una coppia giovane, lei a un certo punto è scoppiata a piangere, mio figlio era terrorizzato. Un’esperienza da incubo. Non ci siamo più tornati.
-         Ehm… sì… mi dispiace. Quindi, si può far qualcosa?
-         Niente.
-         Niente…
-         Purtroppo
-         Dottore, allora io andrei. Buona giornata e grazie tante.
-         Figurati, quando hai bisogno, sono qui.


Sul divano
-         Sei stata dal medico?
-         Sì. Pensa che il certificato l’ho pagato solo 10 euro. E’ onesto.
-         Bene, ma per l’altro problema?
-         Credo che il dottore abbia bisogno di aiuto.

mercoledì 23 febbraio 2011

Sogno di mezza estate

-         Secondo te in quanti lo capiscono?
-         Cosa?
-         Il riferimento al Sogno di una notte di mezza estate.
-         Con Shakespeare?
-         Ma no, con il nostro matrimonio. La mezza estate… sai quand’è la Festa di mezza estate?
-         Maggio, giugno… sarà luglio.
-         No, la mezza estate è il solstizio.
-         Solstizio?
-         Il solstizio di giungo, il 21 giugno. Quindi Sogno di una notte di mezza estate si svolge la notte del 21 giugno, quando cade il nostro anniversario di matrimonio. Questo è il collegamento, per questo io sono Titania e tu Oberon.
-         Ah.
-         L’avevi capito?
-         No
-         Andiamo bene.

lunedì 21 febbraio 2011

Data di nascita: 21 febbraio

-         Buon compleanno Titania
-         Grazie Oberon
-         Eh gli anni passano, ormai siamo vicini.
-         A che?
-         Ai 40! Oggi ne hai 36, il 30 è sempre più lontano. Ma non preoccuparti, vai ancora bene
-         Non fare lo spiritoso che ho già molto su cui riflettere.
-         Addirittura!
-         Ieri fuori da scuola ho ascoltato i discorsi di due ragazzine di quinta elementare e ho compreso di essere vecchia.
-         Cosa avranno mai detto!
-         Discutevano di capelli lunghi. Una ha detto ‘Non capisco perché le donne a una certa età si devono tagliare i capelli. Io li terrei sempre lunghi’. L’altra ha risposto “Sì, anch’io. Ma infatti mia mamma se ne frega e li tiene lunghi lo stesso, anche se ha già 37 anni”
-         … Beh, comunque tanti auguri.